Io non mai capito che diavolo c’entri
l’inflazionatisima parola “libertà” con il mondo biker. La leggo e sento spessissimo:
riviste, pubblicità, parole tra amici e chiacchiericcio al motoraduno di turno
sono i contesti ideali per sentirla ridondare. Non vorrei suonare dissacrante
ricordando, a mia memoria, personaggi e ragioni storiche per cui questo
vocabolo è stato usato, ma credo che Martin Luther King, Ghandi, Nelson Mandela
e altri eroi del nostro tempo siano “un attimino” più legittimati, nella nostra
epoca, ad essere ricordati, e quindi
avvicinati, ad una parola così importante e meritevole di estremo rispetto.
Allora perché in moto bisognerebbe sentirsi più
liberi…? Perché non si è chiusi dentro un abitacolo? Non credo, penso ci si
possa sentire altrettanto liberi in macchina con una generosa dose di aria
condizionata e musica ad alta fedeltà dolcemente diffusa dall’impianto audio,
che ci regala piacevolissime sensazioni durante la nostra scampagnata. Allora
magari perché si viaggia con il vento in faccia…? No dai… allora vado in cesso
mi attacco il phon a cannone sulla faccia tutto il giorno e, nel caso bastasse
la brezza, a quel punto sarei l’uomo più fausto del condominio, e ciò,
credetemi, sarebbe già un dignitosissimo risultato. La moto donerebbe più libertà
magari per il fatto che si possono saltare file od ostacoli e fare strade che
con quattro ruote non sarebbero percorribili? Ma no perchè allora è vero anche
il contrario, in quanto ci sono tratte che puoi fare esclusivamente in macchina
e con condizioni atmosferiche impossibili alla moto che legittimerebbero l’automobilista
a sentirsi dannatamente più “libero” rispetto al motociclista. Non ci siamo…
Non è una questione di mezzo e di meccanica.
Ma allora perché continuo ad imbattermi in questo termine
quando di mezzo ci sono le forcelle ed i due cilindri? Mah…
La realtà è che la libertà non è solo una condizione
(fortunatamente) ma è anche un concetto, un principio, un proposito, una
concezione e talvolta anche un’astrazione. E allora conta il SENTIRSI tali e
chi se ne frega con quante ruote e quanta aria sulla faccia. Basta con gli
stereotipi inutili del mondo custom (che adoro peraltro), basta con le parole
spese a vanvera. A Hollister successe quel che successe per ragioni
storico/politiche che non hanno, ora, più ragion d’essere: la società
bacchettona e noiosa di sessanta e rotti anni fa non esiste più. Non abbiamo
fatto il Vietnam e non abbiamo bisogno di ubriacarci creando disordini su due
ruote organizzandoci in club rivoltosi per combattere la nostra emarginazione e
per urlare al mondo lo schifo e la disperazione della guerra, delle
ingiustizie.
Datemi retta, la cosa importante è liberarsi dallo
stereotipo.
Questa è libertà.

Che dire . . . bello lo scritto e bravo lo scrittore!
RispondiEliminaPaolo
Duecilindri
Grazie Paolo
EliminaAncora complimenti per il tuo blog "sporty oriented" sempre interessante
e ben fatto.
da blog per biker ci stiamo evolvendo a forum di pensiero puro bene cosi'lele vai alla grande ...fra
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