Avete mai provato a stimare quanto tempo passa prima che vi giriate a scrutare la gnocca di turno che tranquillamente passeggia o si trova ad attraversare il vostro spazio visivo?
La latenza di tale gesto, che oserei definire primordiale nella sua innocente naturalezza, è sicuramente variabile ( solitamente quantificata dalla bontà delle fattezze che hanno richiamato la nostra attenzione). C’è chi sostiene che tale procedura, in realtà, avvenga sempre, anche senza una soglia minima di “qualità” in termini di attributi della dolce apparizione di turno. Qualcosa di patologico insomma. Quale ne sia la ragione è cosa davvero difficile da comprendere ; sicuramente ci si perderebbe in quisquilie e filosofeggiamenti di natura sociale e antropologica, di cui non ce ne frega una mazza. Accade e basta.
Nel mondo delle nostre motorette, poi, il binomio donne e motori , per taluni scontato e desueto, è pur sempre una fucina sempre gravida di opportunità in tal senso. L’iconografia classica del biker vero e rude, (di Hollywoodiana memoria in puro stile seventy con relativa baldracca tette al vento al seguito) è lì sempre a ricordartelo quando, ad esempio, sfogli una qualsiasi rivista del settore o vedi pubblicizzato da qualche parte l’ultimo modello in arrivo da Milwaukee. D’altronde, così è benvisto il seducente passeggero, come fosse un prezioso optional da avere, che la concessionaria ti offre insieme alle manopole cromate.
Eppure, parlando di donne, tutto ciò è, in una qualche maniera, manifesto; sono emozioni razionali e comuni. Quando però le stesse vibre si scatenano al solo passaggio di una moto “delle nostre”, allora sì che la storia cambia, quella sì che diventa una cosa strana.. Quel luccicare di metallo all’orizzonte, quella sagoma così familiare e misteriosa allo stesso tempo, quella linea così distintiva, quel suono caratteristico e selvaggio che squarcia l’aria come il ruggito di una belva feroce per noi è suggestione, passione, eccitazione. Il mulinare di fantasie che queste bicilindriche provoca è assolutamente paragonabile, in noi, al passaggio della creatura più fascinosa e sexy del mondo. Eppure è solo ferro. Di qualità, ma sempre una semplice miscela di minerali e relativi ossidi. Molto comune, oltre tutto, sulla terra. Anche la tua ha due cilindri, due scarichi, due forcelle e due ruote, ma ogni moto è meravigliosamente diversa, ha un odore ed un umore proprio. I segni del tempo su questi mezzi, a differenza delle nostra Afrodite di turno del marciapiede opposto, sono un plusvalore, come la stecca per un veterano di ritorno da una guerra dura e molte volte ingiusta. Quelle rughe, che rivelano strade e kilometri percorsi in chissà quale parte del mondo, sono un disarmante monito per chi la moto la usa solo per specchiarsi o quale termometro per accorgersi che ci sono più di venti gradi. Ognuna con la sua storia, la propria lacrima d’olio da condividere con il suo padrone, i personali segreti inviolabili, che solo chi la accarezza e la accende da tempo può conoscere. La moto che ti passa vicino o che si trova parcheggiata di fianco alla tua è una storia, è un pezzo di vita, magari simile al tuo ma mai uguale.
E’ quella di un altro.

brividi .....fratello.
RispondiEliminaGrazie amico. Solo pura verità come ben sai..
EliminaGrandissimo memoriale,
RispondiEliminaA me personalmente tutto qanto hai raccontato si traduce cosi' : ovunque sono, in auto, a piedi o comunque senza il mio ferro, appena sento in lontananza il suono del bicilindrico d'acciaio una sensazione di gioia e malinconia mi assale, sicuramente è il ferro di un altro ( e qui sta la malinconia )ma la consapevolezza di possederne una anche io mi rasserena.
In sostanza se vedo una donna , gli occhi si attivano con tutti i meccanismre che hai descritto,ma se sento il bicilindtico tuonare anche se di un altro il mio cuore inizia a battere sempre più forte fino a quando lo vedo.
Si',è di un altro , ma è uno di noi.
A presto 1811
THOR
..tira più uno scarico di una HD che un carro di gnocca..! Hahaha
EliminaUn abbraccio amico